Back to School 2020: come si è tornati a scuola in Europa

In tutto il continente, l’anno scolastico è partito con protocolli dedicati alla prevenzione e al contenimento dei contagi. Scopriamo i dettagli, paese per paese

La fase back to school 2020 si è ufficialmente aperta per gli studenti di tutta Europa. Dopo le turbolenze dei mesi di lockdown e la pausa estiva (nei paesi che la prevedono), le scuole europee si confrontano con la ripartenza. Se tra aprile e luglio del 2020 le riaperture avevano riguardato solo alcuni paesi del continente (ne avevamo parlato in questo articolo), ora l’inaugurazione del nuovo anno scolastico ha significato per quasi tutti un ritorno alla didattica in presenza

La gran parte dei paesi ha infatti optato per una riapertura degli istituti a livello nazionale, mentre in alcuni casi – come in Gran Bretagna, Spagna e Portogallo – la riapertura è stata localizzata. Ancora chiuse, invece, le scuole in Bulgaria e Macedonia. 

In Italia, dove il «rientro in sicurezza» è stato uno dei temi più dibattuti dell’estate, i primi a mettere piede in classe, dopo una pausa lunga sei mesi, sono stati gli studenti che il primo settembre hanno dovuto sostenere gli esami di integrazione e recupero delle materie. Il grande rientro è avvenuto invece il 14 settembre 2020, con la riapertura degli istituti nella maggioranza delle regioni

Scopriamo più in dettaglio come è ripartita la didattica nei diversi Stati europei.

Back to School 2020: le soluzioni dei paesi europei per garantire il ritorno alla didattica in presenza

Ripristinare la tenuta del sistema scolastico, facendosi carico dei rischi dell’emergenza sanitaria, è una sfida comune per tutti i governi europei. Dalla Germania alla Francia, dalla Gran Bretagna alla Spagna fino alla Polonia sono diverse le strategie per prevenire la diffusione dei contagi o per contenerne i danni.

A partire da agosto, l’anno scolastico 2020-2021 ha preso il via nella gran parte del continente. L’uso delle mascherine, il distanziamento sociale, la misurazione della temperatura, la divisione degli allievi in gruppi sono aspetti condivisi del nuovo modo di stare a scuola, ma ciascun paese si sta impegnando per combattere la diffusione del virus tra i banchi con specifici protocolli e azioni.

In Germania, Francia e Spagna i contagi nelle scuole non fermano (per ora) la didattica in presenza

Gli studenti tedeschi sono stati tra i primi a rientrare in classe agli inizi di agosto. Fin dalle prime settimane di scuola sono state registrate in diverse regioni centinaia di contagi, e numerosi istituti hanno dovuto chiudere nuovamente, seppure per un tempo limitato. Gli esperti ritengono tuttavia che la riapertura delle scuole non abbia giocato un ruolo decisivo nell’aumento considerevole dei casi Covid-19 nel paese, di cui sarebbero responsabili, invece, in larga parte i rientri dalle vacanze estive. Nel complesso non sono stati rilevati focolai consistenti e ci si è dovuti preoccupare piuttosto di isolare singoli casi. 

Per questo, la chiusura totale degli istituti non ha rappresentato la soluzione più adottata: nella maggioranza dei casi, la linea ministeriale ha prediletto la messa in quarantena delle singole classi coinvolte e dei loro docenti.

Sulle norme di distanziamento e sicurezza decidono i singoli Länder, in virtù dell’amministrazione federale del sistema scolastico. I protocolli possono variare dunque anche sensibilmente da una regione all’altra.

Anche in Francia a pochi giorni dalla rentrée, scattata il primo settembre, sono state chiuse 22 scuole in seguito all’incremento dei contagi. Dopo due settimane gli istituti chiusi sono saliti a 81. Numeri che il ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer non ha ritenuto preoccupanti, perché equivalenti solo allo 0,13% delle 60.000 scuole francesi riaperte.

Il protocollo di prevenzione, in Francia, prevede l’uso delle mascherine per il personale docente e per gli alunni di età superiore a 11 anni, aerazione delle classi ogni tre ore, sanificazione quotidiana degli spazi comuni, rilevamento della temperatura dei ragazzi prima di recarsi a scuola ogni mattina. In caso di contagio, scatta il test e l’eventuale confinamento.

E se da un lato il governo ha ritenuto di allentare le restrizioni per la scuola primaria – dove, in seguito a un recente provvedimento, le classi verranno messe in quarantena solo se almeno tre alunni risulteranno positivi –, dall’altro ha stanziato un fondo di 27,3 milioni di euro per incentivare l’uso del digitale nelle scuole, con l’obiettivo di ridurre il digital divide emerso nei mesi di lockdown. La sperimentazione, che ha preso il via nei dipartimenti della Val d’Oise e dell’Aisne e mira a estendersi su larga scala, prevede la distribuzione di tablet agli studenti e di strumenti informatici e la formazione di docenti e genitori.

Isabel Celaá, Ministra dell’Istruzione spagnola  

La crisi Covid in Spagna si abbatte anche sulla Scuola

Più critica la situazione in Spagna, dove il back to school 2020 ha coinciso con un periodo di crescita vertiginosa dei contagi, che la vedono attualmente al primo posto in Europa con oltre 700.000 casi. Prima ancora del ritorno in classe i sindacati dei docenti hanno indetto uno sciopero additando come poco chiare le indicazioni del governo in materia di prevenzione, e continuano tuttora a denunciare una situazione di caos. Come in Germania, la gestione dell’istruzione è affidata alle autonomie regionali, ma il protocollo generale di prevenzione prevede norme quali:

  • l’utilizzo della mascherina dai 6 anni in su
  • il lavaggio frequente delle mani
  • la riduzione degli alunni per classe 
  • la misurazione della temperatura prima di entrare in classe

Due settimane dopo la ripresa in Spagna, il bilancio è di 2.852 classi in quarantena e centinaia di istituti chiusi. La ministra dell’Istruzione Isabel Celaá ha reso noto che il 4,5% delle scuole spagnole ha riportato casi di infezione e lo 0,73% delle classi è stato isolato, ha poi rassicurato sulla sicurezza degli istituti in quanto «luoghi di diagnosi precoce» e sull’intenzione del governo di garantire la didattica in presenza per l’intero anno scolastico, respingendo l’ipotesi di nuovo lockdown.

L’obbligo di mascherina fa discutere: il Regno Unito lo accoglie, l’Olanda dice no. La Polonia multa le famiglie che rifiutano di mandare i figli a scuola

Nel Regno Unito, i primi a tornare in classe sono stati, ad agosto, gli studenti della Scozia e dell’Irlanda del Nord, seguiti, a partire dal primo settembre, da quelli di Inghilterra e Galles. Il modello seguito per la gestione della popolazione scolastica è quello danese, che stabilisce la suddivisione degli studenti in «bolle» tra cui sono interdetti i contatti fisici. 

A lungo discussa la decisione di rendere obbligatorio l’uso delle mascherine all’interno degli edifici scolastici: il premier Boris Johnson, inizialmente refrattario all’idea, è tornato sui suoi passi dopo che il governo scozzese – seguito dall’Irlanda del Nord e dal Galles – ne ha imposto l’utilizzo negli spazi collettivi per allievi, insegnanti e tutto il personale delle scuole superiori

Il provvedimento è stato così esteso all’Inghilterra, sebbene sia stato limitato alle scuole situate in zona rossa, e rimesso alle disposizioni dei singoli presidi nelle restanti aree.

In caso di contagio, le scuole riceveranno indicazioni dalle équipe di protezione sanitaria sul numero di alunni che dovrà isolarsi in casa per un periodo di due settimane.

Infografica del Dipartimento dell’Istruzione britannico

Nessun obbligo di mascherina a scuola invece in Olanda, dove il back to school 2020 è iniziato nel mese di agosto. Qui né i ragazzi né i docenti sono tenuti a indossare dispositivi di protezione: se uno studente risulta positivo al coronavirus, i suoi familiari devono osservare un periodo di isolamento casalingo di 10 giorni. 

Il caso Polonia

Mascherine non obbligatorie in classe anche in Polonia, che ha visto la ripartenza dell’anno scolastico il primo settembre 2020. Disposizioni sull’uso delle mascherine negli spazi comuni e sullo scaglionamento delle ore di lezione sono invece affidate ai dirigenti scolastici dei singoli istituti. Nonostante non siano mancate obiezioni riguardo alla difficoltà di mantenere il distanziamento sociale e al sovraffollamento delle classi, il governo ha intimato di sanzionare le famiglie che rifiutano di mandare i propri figli a scuola con una multa fino a 10.000 zloty (circa 2.200 euro).

Back to School 2020 in Italia: dopo la riapertura, primi contagi nelle scuole. Il Ministero punta tutto sui nuovi test rapidi

In Italia la didattica è ripresa il 14 settembre 2020, con l’eccezione della provincia autonoma di Bolzano che ha anticipato il ritorno in classe al 7 settembre e di alcune regioni che lo hanno posticipato: Friuli Venezia Giulia (16 settembre), Sardegna (22 settembre), Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria (24 settembre). Ad accogliere i ragazzi nuove regole e nuove modalità di stare insieme, quelle stabilite dal protocollo di sicurezza approvato dal Ministero dell’Istruzione.

Con la riapertura sono emersi, inevitabilmente, i primi contagi, già oltre quota 400 (qui si può consultare la mappa interattiva dei contagi nelle scuole italiane e il database aggiornato scuola per scuola). Secondo le direttive dell’Istituto Superiore di Sanità, in caso di diagnosi di un alunno contagiato viene decretata la quarantena per i compagni di classe, gli insegnanti e gli altri soggetti con cui sia venuto in contatto.

E contro la corsa del virus continua la campagna di tamponi:

Al 10 settembre 2020, i membri del personale scolastico – docenti e non – che si sono sottoposti al test sierologico per il Covid-19 sono risultati circa 500.000, dei quali il 2,6% è risultato positivo. Vi si aggiungono poi i 200.000 della Regione Lazio, che ha svolto l’indagine autonomamente. 

Ora la procedura diagnostica potrebbe essere velocizzata con l’arrivo dei test rapidi antigenici, in grado di accertare l’eventuale positività al virus in circa 15 minuti. I tamponi rapidi sono stati fortemente voluti dal ministro della Salute Roberto Speranza, che ha commentato: «Con l’ordinanza del 13 agosto, per primi in Europa, abbiamo dato via libera ai test antigenici utilizzati agli aeroporti. Dopo circa un mese i risultati sono incoraggianti e la valutazione del ministero è che si possano iniziare a utilizzare anche fuori dagli aeroporti». 

Test rapidi, il primato è per la Regione Lazio

Prima regione ad avviare la sperimentazione è stata il Lazio, che condurrà i test in tutte le scuole del territorio, a cominciare da quelle dove sono stati rilevati contagi. Procedura al via nel liceo scientifico scientifico Vian ad Anguillara, in provincia di Roma.

Ogni sforzo sarà messo in campo per assicurare il proseguimento della didattica e salvaguardare il diritto allo studio messo in crisi negli ultimi mesi. Proprio per supportare i docenti in questa fase di profonda incertezza, in vista del back to school 2020, il progetto di formazione Con la Scuola è ripartito con un un ciclo di laboratori di formazione in presenza.

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